#eotf_ottobre2020

L’ansia e lo stress sul lavoro sono un problema crescente, soprattutto in questi tempi pandemici, ma i robot basati sull’intelligenza artificiale potrebbero cambiare le sorti di molti lavoratori e diventare dei veri e propri alleati.

I danni arrecati al mondo del lavoro, dopo mesi di Covid-19, si contano non solo dal punto di vista economico ma anche relativamente al benessere fisico e mentale dei lavoratori. Per la maggior parte di loro il 2020 è stato l’anno più stressante di sempre, un lungo periodo di squilibri organizzativi ed emotivi.

Secondo quanto emerso dalla la ricerca AI@Work 2020, svolta da Oracle Cloud in collaborazione con Workplace Intelligence, su un campione di oltre 12.000 persone tra dipendenti, manager, leader delle risorse umane e alti dirigenti in 11 Paesi del mondo (Stati Uniti, Regno Unito, Emirati Arabi Uniti, Francia, Italia, Germania, India, Giappone, Cina, Brasile e Corea), quando i livelli di ansia, stress e rischio burn-out nel luogo di lavoro si fanno elevati, la tecnologia diventa lo strumento privilegiato per ridimensionare i problemi, e i dipendenti preferiscono rivolgersi a strumenti tecnologici piuttosto che avere un confronto con altre figure aziendali.

A molti di loro sono state poste domande generali volte a rilevare l’impatto psicofisico del Covid-19 sulle loro vite, per capire le conseguenze dello smart working e per esplorare come l’AI, chatbot e altri strumenti di interazione artificiale abbiamo avuto un ruolo fondamentale sul lavoro. Quel che è emerso è che le persone vogliono di più dalla tecnologia. Se in tempi passati il sentimento prevalente nei confronti delle macchine era la paura di perdere il posto di lavoro, oggi invece, i lavoratori individuano nei robot un valido strumento di supporto per contrastare ansia e stress.

I dati a livello mondiale, hanno dimostrato che il 68% degli intervistati preferirebbe parlare con un robot piuttosto che con il proprio manager e l’80% delle persone si dichiara disponibile ad avere un robot come terapeuta o consulente.
I dati che riguardano solo l’Italia non sono così differenti, segno che siamo di fronte a una serie di bisogni diffusi e generalizzati. Nel nostro Paese, infatti, i lavoratori che preferiscono uno strumento virtuale piuttosto che affrontare il proprio capo sono il 57%.

L’apprezzamento nei confronti dell’intelligenza artificiale non si ferma all’aiuto psicologico ma si estende anche al supporto tecnico: la maggioranza (51%) dei lavoratori dichiara che questi strumenti hanno permesso di “abbreviare la settimana lavorativa” concedendo più tempo di riposo e più tempo da trascorrere con la famiglia.

Per scoprire tutti i risultati della ricerca ti segnaliamo l’articolo di NetworkDigital 360 al seguente link.