Fiducia: la terza parola guida dell’anno

Da bambina mi piaceva coinvolgere i miei fratelli nel “gioco della fiducia”.

Chiudevo gli occhi e aprivo le braccia e mi lasciavo cadere all’indietro, certa del fatto che il “malcapitato” di turno tra i miei fratelli, mi avrebbe preso senza farmi cadere.

E’ un giochino estemporaneo che a molti di noi sarà capitato, almeno una volta nella vita, di fare. Non è banale, lasciarsi andare ed essere sicura che la persona che hai dietro non ti faccia cadere rovinosamente a terra, perché il problema non è la botta (che fa male al momento, ma poi lenisce), ma la delusione che resta.

Ognuno di noi avrebbe bisogno, oggi, di ritornare a quel sentimento di fiducia puro, primordiale, quello che i bambini provano concedendosi completamente all’altro sapendo che, l’altro agirà avendo cura e protezione verso di lui.

In questo potenziale io ho cercato e scelto di riporre la mia piena fiducia anche quando sono cresciuta. Pensavo: “se agisco con azioni di cura verso l’altro, questo non sarà mai spinto ad agire con azioni contrarie al valore di cura verso di me”. Con il tempo, in questa costante, è subentrata la variabile consapevolezza.

La mutuabile fiducia è una caratteristica che abbraccia SMI. La grande forza della nostra azienda è quella di anteporre e dare un valore assoluto alla fiducia che le persone che operano in SMI hanno riposto in noi ancor prima che noi la riponessimo in loro. Incontrarsi per poi scegliersi e viversi in piena fiducia è il valore aggiunto al nostro lavoro e alla nostra missione aziendale.

Tutto può funzionare, se e solo se si ha un pensiero consapevole. Per usare una metafora: tendenzialmente e inconsapevolmente quando facciamo un regalo, siamo sempre alla ricerca di qualcosa, anche solo dell’accettazione da parte dell’altro. Ci aspettiamo poi, che quel regalo sotto qualsiasi altra forma, venga ricambiato, alla prima occasione. Questo comporta di fatto imporsi ad una sorta di obbligata reciprocità. La consapevolezza concreta che quel regalo potrebbe anche essere non ricambiato, non ci spingerà mai a donare senza realmente aspettarsi nulla in cambio.

Da quando ho “installato” la variabile consapevolezza nel mio database interno, sono riuscita a fidarmi. E solo allora. Quando ho iniziato a donare senza aspettarmi concretamente nulla in cambio. Quando ho riposto in qualcuno la mia fiducia, mettendo in conto realmente la possibilità che questa poteva essere tradita, e questo non è del tutto e sempre condito da un sentimento di “cattiveria” e “odio”, semplicemente perché è nella natura umana sbagliare.

Cercando di dare alla fiducia un respiro più ampio, muovendola ad una spinta di pancia piuttosto che di testa, che ho trovato il mio equilibrio. E’ questa la grande vittoria.  

Stella Pizzuto

Il potere del gioco: coinvolgere, stimolare e aggregare persone con la gamification

Vi è mai capitato di osservare qualcuno mentre sta giocando a un videogame? Provate, e vi accorgerete che la sua immersione, a livello emotivo e motivazionale, sarà molto più profonda di quanto potevate immaginare. Questo perché starete guardando una persona mentre vive da protagonista, in prima persona, l’esperienza della vita nelle sue fasi di iniziazione, formazione, costruzione.

I videogiochi – con buona pace di accademici e opinionisti conservatori – sono l’espressione massima del potere delle storie: ci rende protagonisti di una realtà che possiamo plasmare come vogliamo e dove possiamo essere la versione migliore di noi stessi. Level up o game over sono solo messaggi sullo schermo, ma dentro ciascun giocatore diventano motivo di gioia o rabbia, soddisfazione o frustrazione, appagamento o voglia di riprovarci. Le stesse emozioni che proviamo nella vita vera, solo che la rete permette di condividere questo bagaglio emotivo con milioni di persone nel mondo nello stesso istante.

I videogiochi, i giochi in genere, sono sempre progettati per le persone a partire dalle loro motivazioni. Ecco perché ricreare la modalità (video) ludica in ambienti fisici o digitali in cui sono centrali l’esperienza e il coinvolgimento significa assecondare, al suo livello più alto, una predisposizione biologica dell’essere umano: giocare per conoscere il mondo. Come si chiama tutto questo? Gamification.

Il game design consiste, tra le altre cose, nel progettare occasioni per le persone che riproducano il senso di sfida (challenge), l’imprevedibilità, il riscontro in tempo reale, le logiche della premialità e soprattutto la percezione di essere protagonisti, attraverso le proprie scelte, di una narrazione condivisa. Le challenge infatti sono attivatori di due tra le più forti pulsioni umane: il senso di appartenenza e il mettersi alla prova per superare i propri limiti.

Ecco quindi che la gamification è il fattore dirompente che può migliorare situazioni non ludiche: rende stimolanti e coinvolgenti le attività in luoghi come musei, scuole, università, enti pubblici, aziende; ancora, può contribuire ad aumentare la produttività sul lavoro, velocizzare l’apprendimento o la fidelizzazione, e stimolare comportamenti positivi.

Il coinvolgimento – engagement, per dirla con linguaggio social – è e sarà sempre più il motore di questo secolo. Perché è sinonimo di attrazione. Non per nulla un numero sempre maggiore di aziende, enti e associazioni, dalla finanza alla salute, dall’educazione al commercio, ricorrono già ai principi ludici della gamification per relazionarsi con il proprio pubblico e con i propri dipendenti.

Se volete approfondire questi temi, vi consigliamo la lettura del libro di Fabio Viola e Vincenzo Idone Cassone “L’arte del coinvolgimento. Emozioni e stimoli per cambiare il mondo”, edito da Hoepli.

YOUforSMI_Tiziana Sardignolo

Se devo fare un bilancio professionale a un anno dall’inizio della pandemia, di certo metto la scuola tra le istituzioni che hanno sofferto di più. E per scuola intendo non solo la struttura, ma soprattutto le persone: studenti, dirigenti, insegnanti e anche genitori. Da un giorno all’altro ci siamo trovati tutti a casa, a misurarci con concetti nuovi come smart working e didattica a distanza, e con la preoccupazione di “perdere” i ragazzi: il rischio di non poter portare avanti il programma in modo efficace era reale.
La prima cosa che abbiamo fatto è stata cercare in rete qualcuno che ci potesse aiutare tempestivamente a colmare un vuoto tecnologico, ma anche di metodo. Ed è qui che l’IIS “Leonardo da Vinci” incontra SMI.
Ci hanno colpito l’onesta e la disponibilità in una situazione nuova e ignota per tutti, due caratteristiche molto umane per un’azienda del settore tecnologico/informatico: in SMI si sono resi disponibili a lavorare fino a tarda sera per capire le necessità della scuola e definire le soluzioni più adatte.
I risultati sono stati sorprendenti. L’Istituto ha fatto un salto tecnologico davvero tangibile, con aule informatizzate e dispositivi veloci. Ma più di tutto, questo aggiornamento digitale ha portato un cambiamento… umano!
Ha riacceso l’entusiasmo dei ragazzi, che sono passati dall’essere disorientati, al sentire la vicinanza della scuola. Abbiamo persino registrato un miglioramento del rendimento, soprattutto da parte degli studenti che erano fino a quel momento più in difficoltà. E poi anche i ragazzi le cui famiglie non potevano permettersi strumenti tecnologici nuovi non si sono visti abbandonati. Insomma, possiamo dire di aver colmato un gap socio-educativo grazie alla tecnologia e al supporto continuo di SMI.
Anche i docenti si sono sentiti coccolati, perché prima avevano meno possibilità di sfruttare la tecnologia. Ora invece stanno anche progettando corsi di recupero da remoto, che permetterebbero agli alunni di non spostarsi, ma allo stesso tempo essere “vicini” ai compagni. E poi il laboratorio digitale rinnovato si presta ad accogliere non solo i corsi di informatica, ma anche lezioni di altre materie. Un’occasione per allenarsi alla DAD, fare meeting e incrementare il grado di competenza tecnologica.

Come riassumere tutto questo? Se la tecnologia pensa alle persone, non c’è distanza che possa spaventarci!

TIZIANA SARDIGNOLO
IIS “Leonardo da Vinci”

Cosa c’entra un bosco con la tecnologia?

Volgendo lo sguardo dove la vegetazione si fa più selvaggia, è possibile scorgere l’idea per un modo diverso di fare impresa.
I luoghi comuni sono strade affollate, e a noi di SMI non sono mai piaciuti. Se anche tu credi che l’innovazione muova i primi passi su sentieri solo immaginati e non ancora battuti, ti piacerà scoprire dov’è iniziata la storia di SMI. E ti entusiasmerà sapere che a tracciare la rotta contribuiscono tutte le persone che non compaiono in questo video, ma che stanno facendo il viaggio al nostro fianco.

#smipeople_Grace Bellito

Piacere, Grace! Sono molto felice di raccontarvi un po’ di me. È un’occasione per fermarmi un attimo e guardarmi allo specchio: chi sono e cosa desidero dalla mia vita?

Mi piace la donna che vedo di fronte a me, una persona solare, spiritosa, altruista e ottimista. Anche se nel bicchiere è rimasta una sola goccia, per me sarà sempre pieno. Non mi arrendo mai, mi piego di fronte alle difficoltà ma non mi spezzo, se cado mi rialzo sempre. Insomma, sono una guerriera e non mi piace piangermi addosso. Anche quando le cose non vanno come vorrei, io sorrido sempre, perché la vita è bella con tutte le sue sfaccettature e va vissuta godendo di ogni piccolo momento, affrontando e superando gli ostacoli con tutte le forze che si hanno.

Amo stare in compagnia dei miei familiari e dei miei amici. Amo il mare e aspettare il tramonto sulla riva, ma mi piace anche la montagna e fare snowboard. Sono sempre stata amante dello sport, da bambina facevo atletica leggera e ginnastica artistica, poi sono passata al fitness in generale. Ho visto il musical Il Gobbo di Notre Dame quattro o cinque volte, mi piace ascoltare musica, ballare la salsa e cantare a squarciagola (anche se sono stonata), e quando sono in macchina metto lo stereo a tutto volume e canto. Negli ultimi anni, dopo la nascita di mio figlio, ho trascurato queste mie passioni perché volevo dedicarmi completamente a lui, la mia unica ragione di vita. Ma vorrei frequentare un corso di spagnolo e ce la farò!

Per vent’anni la mia famiglia ha gestito un ristorante a Tivoli, “Il Ciocco”, che sia affacciava su Villa Gregoriana. Dopo quella esperienza, mi sono adattata a fare diversi lavori e ho anche gestito un negozio di abbigliamento. Nel 2001 sono entrata nel mondo dell’informatica dove ho lavorato per sedici anni principalmente come operatrice Service Desk. Nel 2018 ho deciso di cambiare totalmente attività aprendo un parco giochi e intrattenimento per bambini. Ogni giorno era una festa e non c’era niente di più bello che contribuire a rendere speciale il compleanno dei bambini, vedere il sorriso e la gioia sui loro volti mi riempiva il cuore. Naturalmente mio figlio ha partecipato a tutte le feste come “infiltrato speciale”.

L’ultimo anno lo definisco “morte e rinascita”. È iniziato nel peggiore dei modi con il covid: perdo la mia attività perché il parco viene chiuso a marzo (e lo è tutt’ora). Mi ritrovo improvvisamente sola, senza lavoro e con un bambino di dieci anni da crescere e proteggere. Ma è proprio per lui che non mi sono abbattuta, non ho mollato e sono rimasta lucida: mi sono rimboccata le maniche ed è proprio allora che è iniziata la mia avventura in SMI. Alla soglia dei cinquant’anni ho voltato pagina e ho ricominciato tutto da capo.

Ho bussato a questa porta e sono stata accolta a braccia aperte e oggi sono immensamente felice di lavorare qui, perché ho incontrato persone fantastiche che hanno creduto in me. Mi occupo si assistenza tecnica, un lavoro che mi dà tante soddisfazioni e grazie al quale posso dedicare la massima attenzione verso il cliente. E poi ci sono i colleghi, persone squisite con cui abbiamo formato una squadra affiatata e pronta ad affrontare qualsiasi sfida.

Ringrazierò per sempre la SMI perché mi ha dato la possibilità di tornare a vivere e sognare. Sono onorata di far parte di questo gruppo, noi #siamolaSMI!

GRACE

Interventi di Digital Marketing all’interno dell’Impresa

CODICE PROGETTO

Domanda Prot. N. A0322-2019-29472

OBIETTIVO TEMATICO

Promuovere la competitività delle PMI con interventi di digitalizzazione.

ASSE 3 – AZIONE 3.5.2.

Supporto e soluzioni ICT nei processi produttivi delle PMI coerentemente con la strategia di smart specialization, con particolare riferimento a commercio elettronico, cloud computing, e sicurezza informatica

SOSTEGNO FINANZIARIO RICEVUTO

€ 11.250,00 (Undicimiladuecentocinquanta/00)

www.europa.eu

Cosa sono gli eSports e com’è la situazione in Italia.

Fenomeno di costume che coinvolge qualche nerd incallito o nuova frontiera socio-culturale mondiale? Stando ai dati non c’è dubbio: quasi 500 milioni di persone nel mondo durante il 2020 hanno assistito a un evento di eSports, senza contare il numero dei giocatori. Ma cosa sono gli eSports? Per sport elettronici si indica il giocare a videogiochi a livello competitivo e organizzato in campionati. I cyber-atleti competono per montepremi di decine di milioni di dollari, hanno un’età variabile tra i 16 e i 25 anni e i più bravi tra loro hanno fan club che li seguono sui social e li incitano durante le gare.

GLI ESPORTS IN ITALIA
Nel Vecchio Continente poche nazioni hanno la stessa nostra passione per il gaming. L’Italia è al secondo posto in Europa dopo la Spagna per numero di appassionati: nel nostro Paese 6 milioni di persone, uomini e donne, si dichiarano fan degli eSports e del gaming. E se scaviamo ancora di più, scopriamo che il 30% dei giovani italiani tra i 18 e i 34 che conoscono gli sport elettronici dice di esserne interessato sia come spettatore che come giocatore. Calcio, motori, Formula E, rugby e wrestling le discipline che registrano il maggior interesse.
I giocatori italiani sono inoltre al primo posto in Europa per utilizzo dei videogiochi da mobile e di YouTube come piattaforma di streaming; siamo invece sul gradino più basso del podio per quanto riguarda l’uso di Twitch.

SPETTATORI, NUMERI DA CAPOGIRO
Per capire quanto gli eSports facciano a tutti gli effetti parte della cultura sportiva della Generazione Z, basti pensare ai numeri registrati da uno dei videogiochi più famosi al mondo, League of Legends: alla finale 2017 dei “Worlds” – equivalente di un campionato mondiale – hanno assistito circa 73 milioni di spettatori; le Finals NBA dello stesso anno ne hanno raggiunti 20, e sono state le più viste da quelle leggendarie del 1998 (per intenderci, quelle raccontate nel recente documentario Netflix The Last Dance).

UN PO’ DI ANTROPOLOGIA DIGITALE
E le abitudini di consumo? Gli appassionati di eSports ordinano spesso d’asporto (35% contro una media nazionale del 17%). Inoltre, parliamo di giovani che pagano più volentieri i servizi streaming in abbonamento rispetto alla media italiana. I social media che usano di più sono Instagram, Twitter (qualcuno diceva fosse morto?) e TikTok.
Ma la cosa che potrà interessare molto alle aziende è l’atteggiamento sorprendente nei confronti della pubblicità: il 50% dichiara addirittura di apprezzarla, soprattutto quando a essere coinvolti sono i cyber-atleti e i personaggi riconosciuti dalla community.

#savetheevent_febbraio 2021

Gli appuntamenti da segnare in agenda per questo febbraio? Li abbiamo raccolti per te. Innovazione, intelligenza artificiale, tecnologia digitale, IoT, ecco una lista degli eventi online da non perdere, per continuare a formarti e informarti, approfondire e allargare la tua conoscenza. Anche se a distanza.

SOIEL International – webinar dal 2 al 25 febbraio
Intelligent automation, sicurezza ICT, AI e Pubblica Amministrazione, economia e competenze digitali, lavoro Agile, sicurezza negli ambienti di lavoro. Sono alcuni dei temi dei webinar organizzati in febbraio da SOIEL International, casa editrice di riferimento nel mercato dell’ICT e nell’organizzazione di corsi e di eventi B2B.
https://www.soiel.it/eventi/

Umania – AI for Umanity / AI for marketing
Dal 3 al 5 febbraio si tiene online Umania, iniziativa a cura dello IULM AI LAB. Il 3 febbraio è dedicato ad AI for Umanity, un momento di riflessione sul presente e sul futuro di un’umanità che sarà sempre più interconnessa con l’Intelligenza Artificiale. Quest’anno filosofi e scienziati di livello internazionale si interrogheranno sul tema “Artificial Consciousness: ma le macchine possono davvero pensare?”
Il 4 e il 5 febbraio sono invece dedicati ad AI for marketing, workshop dedicato a professionisti e manager per approfondire l’utilizzo delle soluzioni AI per le attività di marketing e comunicazione: dall’analisi alla customer experience, dall’influencer marketing alla lead generation.
https://www.umania-iulmailab.it

Parole O_Stili compie cinque anni
Non si tratta di un appuntamento che riguarda il rapporto degli esseri umani con la tecnologia, bensì con il linguaggio. Sapete quanto ci stia a cuore un utilizzo delle parole consapevole, positivo, inclusivo e d’ispirazione, in rete tanto quanto nella vita reale. Il 17 febbraio è il compleanno del più importante progetto sociale di sensibilizzazione contro la violenza delle parole, che lavora con scuole, università, imprese, associazioni e istituzioni: nato nel 2016 a Trieste come associazione no-profit, Parole O_Stili ambisce a ridefinire lo stile con cui le persone stanno in rete, condividendo i principi del “Manifesto della comunicazione non ostile”. C’è un bel Save the Date su tutti i loro canali, c’è da aspettarsi qualcosa di davvero interessante.
https://paroleostili.it

WIAD 2021 – World Information Architecture Day
Il 27 febbraio 2021 è la giornata mondiale dell’architettura dell’informazione. In diverse città del mondo si condividono conoscenze e idee dall’analogico al digitale, dal design allo sviluppo, dagli studenti ai professionisti. È un appuntamento che ispira la crescita globale, valorizzando pensieri e pensatori, grazie all’impegno delle comunità locali che si occupano di architettura dell’informazione e che organizzano, su base volontaria, eventi e iniziative.
https://www.worldiaday.org

Insieme con gli altri: “condivisione” è la seconda parola SMI del 2021

Partecipare e possedere insieme; offrire ad altri il proprio sguardo.

I significati della parola “condividere” mi fanno tornare in mente la mia infanzia da figlio unico: senza fratelli è difficile esercitarsi a condividere. La maggior parte delle cose sono a tuo uso esclusivo: i giochi, le attenzioni, l’affetto.

Eppure, ricordo quasi da subito la necessità di offrire del mio ad altri, il tempo di gioco, l’amicizia e la fiducia soprattutto. Sono tutte cose che solitamente si condividono tra fratelli, tra amici, e poi da grandi, anche fortunatamente tra colleghi, come accade in SMI.

Crescendo scopri la bellezza del punto di vista dell’altro, dell’ascolto, del confronto. Credo sia questo il regalo più prezioso della condivisione. Non importa quale sia l’argomento: un film che ti fa emozionare, un libro che ti fa riflettere o un progetto che ti fa volare.

Vorrei iniziare questo nuovo anno con la parola “condividere”, per ricordare a tutti, e a me stesso, di essere consapevoli ciascuno della propria unicità, ma anche dell’inesauribile ricchezza che si ha nella scoperta dell’altro.

Stefano Tiburzi

Un anno di SMI raccontato con la magia delle parole

Le parole hanno un senso, sempre. Possono essere leggere come l’aria o pesare come macigni; possono ispirare e coinvolgere, oppure raffreddare la comunicazione; ci sono parole auliche, come quelle del passato, e parole eteree, come quelle che aprono al futuro. Ciascuna di loro racconta una storia e un’intera storia può essere raccontata da una sola parola.
Noi abbiamo scelto le nostre dodici, una per ogni mese dell’anno. Anche se sono parole che tutti usano quotidianamente, hanno un significato dentro che è solo nostro, perché a modo loro raccontano la storia di SMI.
Da gennaio a dicembre, ciascuno di noi ne spiegherà una e aggiungerà un capitolo alla storia che queste parole raccontano.

Il 2021 INIZIA GUARDANDO AL FUTURO
Quando ascolti o leggi una parola, la mente comincia un percorso che ti porta là dove i tuoi ricordi la fanno atterrare. La parola “futuro” a me evoca un’automobile, più nello specifico una DeLorean DMC-12; uno scienziato con una chioma candida e disordinata; un ragazzo spigliato e curioso che gli siede accanto. L’energia di 1.21 GW è la potenza che consente a quella macchina di viaggiare nel futuro, appunto.

Il compito della SMI, sin da quando è nata, è quello di guardare e far vedere le cose da un punto di vista diverso. Per questo motivo abbiamo la convinzione che “futuro” non stia a significare un viaggio nel tempo, ma piuttosto un viaggio nello spazio: perché il futuro è qui ed ora, hic et nunc, e noi abbiamo l’opportunità di coglierlo e cercare, per quanto possibile, di indirizzarlo. 

UN FUTURO CHE È GIÀ PRESENTE
Il futuro preconizzato da filosofi e pensatori del secolo scorso, che intravedevano nelle tecnologie in fieri l’opportunità ridefinire i confini del tempo e dello spazio, ora è realtà. E di questa noi siamo parte, pronti per esserne protagonisti.

Nel suo microcosmo SMI vive questo presente dando il suo contributo, nel modo diverso di erogare i suoi servizi, nel modo diverso di vivere l’universo, che cerca di rendere suo, insieme a tutti i suoi abitanti, agli smiers, a suoi partner e ai suoi clienti. Tutti registi, attori e spettatori di questo luogo che abbiamo chiamato YOUniverse.

NOI DI SMI, ABITANTI DEL FUTURO
Affrontiamo questo 2021 come una corsa a mezz’aria, dal sogno alla realtà, che è il modo di camminare che SMI ha intrapreso sin dalla sua nascita. E come sempre affronteremo le sfide di tutti i giorni con la consapevolezza di essere non tanto proiettati verso il futuro, bensì di risiederlo e di sentire la responsabilità di raccontarne l’opportunità a tutti coloro che lo abitano.

Siamo pronti ad allacciare le cinture per questo viaggio che si chiama futuro, certi che non avremo bisogno di una DeLorean DMC-12, ma di una macchina normalissima – meglio se elettrica – con il naso fuori dai finestrini tirati giù, per goderci lo spettacolo del presente. Il propellente non sarà né un fulmine né tantomeno una carica di plutonio, ma la potenza delle idee e la magia delle nostre parole.

Vogliamo rendervi partecipi di questo nostro viaggio, anzi, potete essere dei veri e propri compagni se lo vorrete. Vi basta seguire SMI su Facebook, LinkedIn e sul nuovissimo canale Instagram. E poi, l’appuntamento è il prossimo mese su queste pagine con la parola di febbraio.

Cesare Pizzuto