La tecnologia è uno strumento e la società contemporanea continua a scoprirne l’uso differente in tutti gli ambiti, cambiando così i propri processi in maniera significativa.
Ogni mese esploreremo diverse realtà, con l’aiuto di un esperto del settore, che ci racconterà come è avvenuta l’evoluzione nello specifico ambiente di lavoro.
Andremo a curiosare nella musica, nel cinema, nello sport, nell’enogastronomia e in molti altri universi creativi.

THROWBACK: un salto nel passato, il focus sul presente, un’ipotesi sul futuro.

#throwback_Adelmo Togliani

L’incontro tra Adelmo Togliani e SMI nasce un anno fa, per la realizzazione del nuovo cortometraggio Neo Kosmo. Adelmo ci racconta della sua visione del presente e del futuro in qualità di sceneggiatore e quindi di scrittore di un futuro immaginato nella sua pellicola in uscita nel prossimo Autunno del 2020.

Integrare nella sceneggiatura la componente tecnologica ha assunto per Adelmo Togliani nel tempo un ruolo sempre più significativo. Questo si è tradotto nella realizzazione della sua ultima opera in cui descrive una realtà che porta agli estremi gli effetti del binomio uomo-macchina, dove la bussola del benessere umano dovrà necessariamente perdersi per ritrovarsi? Un interrogativo la cui risposta si nasconde tra le scene del corto Neo Kosmo.

Il regista scrive una storia e ce la racconta con un doppio sguardo: uno rivolto al futuro e l’altro al passato per comprendere al meglio i vantaggi dei processi tecnologici. Un duplicità che converge in un’unica certezza: la tecnologia, che nel prodotto filmico si racconta in anteprima, non avrà che il compito di migliorare le nostre vite.

THROWBACK: un salto nel passato, il focus sul presente, un’ipotesi sul futuro.

Per la nostra rubrica #throwback, Cesare Pizzuto ha incontrato per SMI il regista, produttore e sceneggiatore Adelmo Togliani.Tecnologia e cinema a confronto. Due universi che si incontrano. Due mondi che raccontano una storia nel pieno della sua scrittura, quella che le generazioni future leggeranno sui libri.Un incontro virtuale per comprendere il ruolo della tecnologia come strumento che interviene in aiuto dell’uomo, con uno sguardo davvero prezioso, quello di chi ogni giorno è dietro a una camera e che sa cogliere quindi i dettagli e le sfumature dei cambiamenti nei suoi passaggi più significativi.➡️ https://www.smi-cons.it/throwback_agosto-2020/#anewyouniverse

Pubblicato da SMI Technologies & Consulting su Martedì 25 agosto 2020

#throwback_Antonio Aronne

Antonio Aronne ci racconta la sua esperienza di musicista e produttore durante il lockdown che ha colpito tutto il mondo della musica e come la tecnologia abbia giocato un ruolo importante.

Il meglio del passato e del presente, direttamente dal Recording Studio Compresso, dove innovazione e tradizione convivono grazie a positive contaminazioni. Un esempio su tutti è la leggendaria consolle Neve, presente anche negli studi di beatlesiana memoria di Abbey Road.
“La qualità del suono ha raggiunto le case di tutti noi grazie alla tecnologia.” È stato un obiettivo importante, insieme all’interconnessione di artisti sparsi in tutto il mondo, come sottolinea Antonio.
L’ingegno umano, che di necessità fa virtù, ha fatto così un ulteriore passo in avanti nel mondo della discografia, scrivendo un nuovo futuro.   

Per tutti i dettagli e per scoprire i nuovi scenari dell’universo del suono, non perdetevi l’intervista con il nostro Marco Dalla Chiesa che ha incontrato per SMI Technologies and Consulting: Antonio Aronne.

THROWBACK: un salto nel passato, il focus sul presente, un’ipotesi sul futuro.

Per la nuova rubrica #throwback, il nostro Marco Dalla Chiesa ha incontrato per SMI il musicista e produttore Antonio Aronne. Il meglio del passato e del presente, direttamente da Studiocompresso Recording Studio. Per tutti i dettagli e per scoprire i nuovi scenari dell’universo del suono, non perdetevi l’intervista!

Pubblicato da SMI Technologies & Consulting su Martedì 7 luglio 2020

#throwbackthursday_aprile 2020

Per chi ricorda le prime scritte tridimensionali su word, ecco il sito giusto per tornare alle atmosfere vintage e anche un po’ nostalgiche di WordArt. Correva l’anno 1995, quando Windows introduceva la possibilità di creare le proprie opere grafiche digitali, che ora tornano in vita grazie al designer Mike McMillian e alla sua pagina Make Wordart, in cui è possibile scrivere con gli stessi font di allora, con tanto di ombreggiatura e l’assistente graffetta.

Il sito web riproduce una classica finestra di Windows 95, ma con maggiori opzioni rispetto a quella originale di 20 anni fa: oltre a salvare le scritte, infatti, è possibile condividerle sui social network e stamparle su magliette, adesivi e anche tazze per una colazione in pieno stile anni Novanta.

Quindi non resta che cliccare e metterci in viaggio tra le mura di casa

#throwbackthursday

https://makewordart.com/

#throwbackthursday_febbraio 2020

“Sembra tu stia scrivendo una lettera. Vuoi aiuto?”
Chi era davanti a un pc alla fine degli anni Novanta, si ritrovava spesso, anche troppo, ad aver a che fare con Clippy, il petulante assistente di Microsoft Word, che appariva non richiesto non appena ti azzardavi a digitare la parola “caro”.
Bill Gates lo annuncia addirittura al CES del 1995, vaticinando: “Il modo con cui vi rapporterete alle macchine sarà diverso”.
Parlava di Clippy, ma a ben vedere anche di ciò che è venuto dopo.
Perché – come scrisse il New York Magazine in un articolo del 2016 https://nym.ag/3bCcyYf – l’attuale presenza di intelligenze artificiali nella nostra vita, da Siri in poi, ha avuto inizio con la fastidiosa graffetta saltellante, che era programmata per capire cosa volesse l’utente e a farlo automaticamente.
Perciò, quando entriamo in casa e chiediamo ad Alexa di accendere la luce, ricordiamoci con gratitudine del povero Clippy, che inseguivamo a colpi di clic lungo tutto lo schermo, per eliminarlo, con soddisfazione, dalla nostra vista.

#throwbackthursday

#throwbackthursday_gennaio 2020

Nell’epoca delle connessioni iperveloci, siamo abituati ad avere una risposta immediata quando entriamo in Rete per qualsiasi tipo di necessità: cercare una strada, prenotare un viaggio, acquistare un libro, ordinare la cena.
Tutto si risolve in pochi secondi. E nel più assoluto silenzio.
Ma basta voltare lo sguardo a soli trent’anni fa e connettersi al web era tutt’altro che un’operazione istantanea e silenziosa.
Dovevi innanzitutto infilare il cavo del modem nella presa telefonica, accendere il computer, aspettare il caricamento dei programmi, aprire la finestra del modem, cliccare sul comando “Connetti” e da lì partiva il suono dell’astronave che ti portava in esplorazione di mondi alieni: ovvero il rumore della connessione del modem 56k.
Il rumore stridulo dei vecchi modem è nella testa di chiunque li abbia usati.
Risentiamolo insieme e godiamoci il silenzio delle discrete e supersoniche connessioni dei nostri giorni!

#throwbackthursday

#throwbackthursday_novembre 2019

Ultrapiatti, flessibili, dallo schermo curvo: gli smartphone sono sempre più tecnologici e diffusi.
Ma non è sempre stato così.
Tutto è iniziato con il Motorola Dynatac 8000x, il primo cellulare realmente portatile, anche se non proprio di dimensioni ridotte, tanto da essere soprannominato “il mattone”: al suo lancio registrava ben 800 grammi di peso!
Ideato da Martin Cooper nel 1973, è stato commercializzato a partire dal 1984 al costo di 3.995 dollari, diventando subito uno status symbol che solo pochi avevano, nella stretta cerchia di top manager e nababbi.
Non a caso la sua prima apparizione da movie star, la fa nel 1987 nelle mani del perfido Gordon Gekko in Wall Street.
Sembrano trascorsi secoli da quando ci sembrava strano incontrare qualcuno per la strada che “parlava da solo”, e invece, dopo solo 30 anni, siamo tutti un po’ come Gordon sulla spiaggia. 

#throwbackthursday_ottobre 2019

Fortnite, Minecraft, Assassin’s Creed, Tomb Rider: anche chi non gioca, sa di cosa stiamo parlando.
Sono videogiochi, tra i più famosi degli ultimi anni: un’industria che interessa più di 2 miliardi di persone al mondo e fattura 135 miliardi di dollari all’anno.
Ma ve lo ricordate come ha avuto inizio tutto questo?
Il 3 agosto 1975 Atari lancia sul mercato la versione domestica della sua consolle da collegare al televisore, dopo le stazioni coin-up per giocare nei bar.
Subito dopo fece il suo ingresso quello che divenne il primo videogame di successo: Pong, il simulatore di Atari di ping pong, da cui ha preso slancio l’industria dei videogiochi.
Quarant’anni fa, niente 3D, motion capture, dolby surround e sceneggiature da film.
Solo una pallina, per di più quadrata, una linea tratteggiata e due barrette: elementi bianchi su sfondo nero.
Fine.
Da lì in poi, è stato un crescendo: le persone si incuriosivano, scoprivano una nuova dimensione di gioco e, anno dopo anno, il mercato è cresciuto fino a diventare attualmente uno dei più profittevoli in circolazione.
E tutto grazie a una noiosa e monotona pallina bianca che faceva avanti e indietro su uno schermo nero.

#throwbackthursday_settembre 2019

227 miliardi nel mondo.
12 miliardi in Italia.
Ogni giorno.
È il volume delle email che vengono scambiate quotidianamente: numero che ci riguarda molto da vicino e che affolla le nostre caselle di posta.
Ma ci credereste che appena 40 anni fa Honeywell acquistò una pagina sui principali magazine americani per spiegare ai suoi clienti “cosa diavolo è un’email?”
Sembrano passate ere geologiche da allora, eppure sono ancora a portata di ricordo le file ai fax per inviare un documento o le interminabili attese del postino, sperando che portasse la lettera che aspettavamo.
Una pubblicità di Honeywell che ora fa sorridere, ma che ci dice che il futuro è dietro l’angolo: basta solo saperlo immaginare.

#throwbackthursday

#throwbackthursday_agosto 2019

“L’invenzione del microprocessore fu un momento fondamentale nella storia dell’elettronica: per la prima volta era possibile costruire un computer con pochissimi soldi”

Era il 1971, quando il mondo come lo conoscevamo è definitivamente cambiato: la Intel annuncia il primo microprocessore al mondo, il 4004.

Inizia così la rivoluzione digitale: computer, server, telefonini, automobili, fotocamere, frigoriferi, radio, tv e moltissimi altri oggetti elettronici di uso quotidiano integrano un piccolo chip che rappresenta il cervello del dispositivo. E il merito di questa rivoluzione pacifica è di un italiano: Federico Faggin.
Fisico, ingegnere, inventore e imprenditore, Faggin raggiunse gli Stati Uniti per lavorare alla Fairchild, nell’ambito di un programma di scambio di ingegneri della durata di sei mesi. Nel febbraio del ’68, Faggin e sua moglie sbarcarono, in piena fioritura, nella valle di Santa Clara: la Silicon Valley era, allora, un’immensa distesa di orti e frutteti.
Da lì, l’avventura che ha portato al primo microprocessore al mondo. Poi arrivarono i suoi successori, l’8008, il 4040 e l’8080, architetture tecnologiche ognuna capace di creare il mondo che conosciamo oggi.
E tutte con le stesse iniziali incise su un angolo: una piccola doppia F, le iniziali del Leonardo della contemporaneità.

#throwbachthursday

#throwbackthursday_luglio 2019

Hai presente i computer superpiatti, dal peso di pochi grammi e che si infilano nella tasca di uno zaino?
Ecco, i primi computer non erano affatto così.
Il primissimo nasce in piena Seconda Guerra Mondiale, grazie a un ingegnere tedesco con l’hobby della pittura: Konrad Zuse.
Niente garage alla Steve Jobs o alla Bill Gates: il primo laboratorio di informatica prende forma nel soggiorno della casa dei genitori di Zuse, che ne finanziarono il progetto.
La prima macchina, lo Z1, pesava una tonnellata per 4 metri quadrati: un enorme calcolatore meccanico, il primo a usare un sistema binario.
Dallo Z1 – che non fu mai in grado di funzionare realmente – Zuse non molla e arriva allo Z2: una macchina elettromeccanica capace di eseguire correttamente i calcoli.
Ma la svolta si ha con lo Z3, il primo computer automatico e programmabile, più veloce e in grado di eseguire calcoli più complicati, che venne presentato a Berlino nel 1941.
Ma c’è la guerra e l’invenzione di Zuse passa pressoché inosservata. Anzi, peggio: venne addirittura distrutta in un bombardamento.
Salvo riapparire negli anni Sessanta, quando Zuse volle ricostruire lo Z3 per rivendicare la paternità del primo computer programmabile.
#throwbackthursday