Have YOUnique Xmas 2021

Quando un’azienda ottiene dei risultati davvero importanti, è giusto celebrarli con tutte le persone che li hanno resi possibili.
Nella prestigiosa cornice del Palazzo delle Esposizioni i responsabili dei differenti Reparti di SMI si sono incontrati per raccontare un anno di lavoro coronato da numeri in trend di crescita.
Non sono mancati gli obiettivi e le anticipazioni per il 2022: dall’internazionalizzazione al progetto dell’Academy per formare gli Smiers di domani, sempre con particolare attenzione per la sostenibilità, l’inclusività e la responsabilità sociale.
Una serie di traguardi ottenuti grazie alla passione e allo spirito di squadra di tutti gli Smiers, che rendono SMI un luogo davvero “YOUnique”.

#smipeople_Andrea Varavallo

Nel mio lavoro quotidiano in SMI sono un IT Specialist, per questo le persone pensano che io legga solo documenti tecnici, invece la mia passione è la letteratura, in particolare gli scrittori russi e quelli francesi.

Da quando ho letto “Guerra e pace” al liceo non ho più smesso, e periodicamente mi piace rileggere “Oblomov”, la storia di un uomo davvero particolare, che non porta mai a termine nessuna azione perché ogni cosa gli sembra insormontabile.

È un libro che mi ha aiutato tantissimo a capire i miei limiti, e che ha una grande carica rivoluzionaria, perché ti fa riflettere su quello che sei e sul senso di ciò che fai.

Il modo in cui sulle pagine ogni azione viene analizzata e scomposta in tante azioni più piccole mi fa pensare al mio lavoro: anche a me piace “spacchettare” le cose e ridurle in unità più piccole, dissezionarle e addentrarmi nei particolari.

Proprio questa attitudine all’approfondimento e all’attenzione per il dettaglio, che fa parte anche del mio lavoro quotidiano, mi ha portato a viaggiare e a scoprire posti nuovi, perché mi piace andare alla ricerca dei luoghi descritti dagli autori, come ho fatto a Praga, ma anche nel viaggio che forse mi ha lasciato di più, nella Parigi descritta da Zola.

Di questo autore mi ha colpito in particolare “Teresa Raquin”, la storia di un’orfana adottata da una zia che la vuole far sposare a forza con il cugino. È il romanzo che mi ha più formato: d’altronde quello che leggi tra i 10 e i 20 anni è speciale a prescindere, lo “processi” con un coinvolgimento che poi è difficile ritrovare.

Trovo che essere un lettore aiuti molto anche nel lavoro a rapportarsi meglio con le persone. Venendo a conoscenza di così tanti personaggi e trame diverse ti abitui ad avere a che fare con le personalità e le storie più disparate!

Il mio lavoro è a stretto contatto con le macchine più che con il pubblico, ma devo dire che quando vado in trasferta nelle sedi dei miei clienti mi piace molto conoscere nuove persone, che si aggiungono a quelle che negli anni ho conosciuto nei libri.

ANDREA VARAVALLO

#justsmi 6

Anche quest’anno SMI ha lanciato la sua sfida ai fornelli, con un abbinamento insolito che ha fatto mettere a tutti le mani in pasta: Pizza & Bolle. 

La pizza, simbolo ideale della cucina italiana, unita alle nostre frizzanti bollicine: un connubio che ha scatenato la fantasia di tutti i partecipanti. 

Luciana Squadrilli, autrice del volume Pizza & Bolle che ha ispirato l’evento, era con noi e ha autografato le copie del libro in premio alle pizze migliori.

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“Insieme” è la parola-guida di SMI per Dicembre

È strano, ma se penso alla parola “insieme”, il primo ricordo che mi viene in mente è sia personale che lavorativo. Parlo del colloquio che ho sostenuto per entrare in SMI.

Farò una confessione: essendo il mio primo lavoro “serio” ero molto agitata e ho chiesto ad una persona a me molto cara di accompagnarmi fino alla sede. È venuta sia al primo che al secondo colloquio, forse mi ha anche portato un po’ di fortuna!

È stato un episodio significativo per me, perché alla fine stavo facendo una grande cosa da sola, ma in realtà ero insieme a qualcuno. Il mio primo sguardo a SMI è stato in qualche modo condiviso. Non tanto i momenti pre-colloquio, ma quelli seguenti: l’aspetto più bello è stato avere una persona con cui condividere come fossero andati quei due incontri, le impressioni, le speranze…

Con il senno di poi mi rendo conto che ho cominciato il mio percorso in SMI insieme a qualcuno, ma che l’ho anche poi continuato! Soprattutto per il mio team, “insieme” è una parola che ci rispecchia molto. D’altronde, lavorare su un progetto nuovo, essere tutti sullo stesso piano ed impegnarsi per un obiettivo comune è di vitale importanza. 

Il programma di cui mi occupo è iniziato a fine agosto 2021, avevamo delle basi da cui partire, certo, ma piano piano ci siamo tutti tirati su le maniche nello stesso momento e abbiamo cominciato a costruire. Avere l’opportunità lavorare in presenza ha fatto la differenza, farlo da casa non sarebbe stato lo stesso.

Da noi in SMI lo spirito di squadra è molto sentito, anche gli altri team dell’azienda sono tutti molto affiatati. D’altronde anche i manager ci invitano continuamente a fare “gruppo”. Lavorare fianco a fianco, andare tutti verso la stessa direzione, questo significa lavorare in SMI. Ed è per questo che da quando lavoro qui la parola “insieme” ha cominciato ad avere per me un significato diverso.

Beatrice Lepri

SMI Technology Partner di Social Football Summit e Esports Summit


Il nostro mese di novembre è stato all’insegna delle collaborazioni. Un mese impegnato, sì, ma per lo stesso motivo, anche estremamente movimentato ed eccezionale: l’Esports Summit prima, e il Social Football Summit poi, siamo stati Technology Partner di due degli eventi più stimolanti delle ultime settimane nella Capitale. 

Il 15 e il 16 novembre, allo Stadio Olimpico di Roma, abbiamo partecipato al #SFS21, l’unico evento dedicato alla formazione e al networking sul Digital Marketing nella football industry.

Al #SFS21 abbiamo: partecipato a panel su brand strategy e positioning cogliendo spunti interessanti dalle strategie digital di colossi come Facebook, Google, Tik Tok, abbiamo incontrato tanti amici e partner esplorando l’Olimpico e siamo stati ospiti della prestigiosa serata per il Football Summit Award al Chiostro del Bramante. 

Essere partner del Summit ci ha dato la chance di cogliere opportunità interessantissime, confermando il connubio vincente tra Tecnologia e Football industry.

Il 17 e il 18 novembre siamo tornati nuovamente all’Olimpico, questa volta per l’Esports Summit 2021. 

Realizzata dai nostri Mkers, la manifestazione ha visto decine di dibattiti su argomenti legati ai più innovativi metodi di gioco, organizzazione dei team, inclusione e competitività. Tra i panel organizzati anche “Esports and sustainability, the new meeting point: gaming house and esports bar”, durante il quale si è parlato della Gaming House di Mkers e Mercedes-Benz Italia che abbiamo contribuito ad implementare lato infrastruttura tecnologica.

All’#ES21 abbiamo scoperto le ultimissime novità sulle piattaforme gaming immersive, sulle tecniche più efficaci per informare e creare una conversazione su un determinato tema  sui canali social e su come avvicinare nuove audience ai Brand grazie agli esports.

Sostenere due eventi incentrati su digital marketing e tecnologia è stata per noi una scelta naturale. Essere Partner di due manifestazioni che per di più che per di più credono fortemente nel potenziale degli sport elettronici e nell’importanza del senso di squadra, un passo imprescindibile.

#smipeople_Diego Capobianco

Da bravo membro della generazione Bim Bum Bam sono un grande appassionato di anime e manga giapponesi. Mi piacciono soprattutto i classici, il mio preferito è “Capitan Harlock”.

Dei fumetti nipponici amo le storie che raccontano, perché non sono quasi mai superficiali e mi trasmettono sempre dei valori. Mi interessa anche il modo in cui sono disegnati, le tecniche che ci sono dietro, gli strumenti che vengono usati.

Una volta i fumetti venivano creati con i pennelli, il tratto che ne usciva era estremamente personale. Poi si è passati al pennino e la storia è cambiata. Il pennino ha una punta e quella rimane. Il pennello invece ti dà la possibilità di modulare: più spesso, meno spesso, inclinato… è un po’ una metafora di vita se ci pensiamo. C’è chi ha una personalità più modulabile e chi invece è più rigido.

Io mi definisco pennello. Nella vita ho dovuto adattarmi a tante situazioni differenti, quando sono andato all’estero prima e quando sono tornato in Italia poi.

Durante l’università mi sono trasferito in Spagna. La decisione in realtà è stata presa alla leggera, doveva essere un anno sabbatico ma poi sono diventati dieci. Studiavo Scienze Forestali ma sentivo che mi avrebbe fatto bene un cambiamento e così sono andato a trovare una mia coinquilina in Erasmus a Barcellona… e niente, è successo che ho trovato lavoro a Madrid e ho deciso di restare.

Anche il lavoro doveva essere qualcosa di temporaneo, non credevo sarei rimasto per molto nell’assistenza clienti. E invece più andavo avanti e più mi piaceva. Ormai sono 15 anni che sono in questo settore… incredibile che da qualcosa di potenzialmente passeggero sia poi nata la mia professione di Helpdesk Supervisor da SMI.

Una scelta di pancia mi ha permesso di venire a contatto con le culture più diverse, con persone e lingue da tutto il mondo. Se ci penso, mi ha fatto anche scoprire la persona intraprendente che sono. Sono in continuo movimento, cerco costantemente di realizzarmi. Ho bisogno di sentirmi padrone delle mie scelte e della mia vita, di essere in qualche modo libero. Non parlo di anarchia ma semplicemente della sensazione di sapere di potermi sempre migliorare.

Sarà per questo che mi piace così tanto Capitan Harlock. Rivedo me, ma anche tanto di SMI nella figura del pirata spaziale. Harlock è un ribelle che ha scelto di viaggiare per l’universo alla ricerca della libertà. Non è il solo però, e sull’Arcadia, il vascello spaziale che si sposta di galassia in galassia, vivono altri sognatori come lui. Anche la SMI è un po’ il nostro vascello, la nostra casa se vogliamo… e allo stesso modo anche noi dipendenti siamo una ciurma di sognatori!

DIEGO CAPOBIANCO

“Sorrisi” è la parola-guida di SMI per Novembre

Quando mi hanno detto che questa sarebbe stata la mia parola del mese mi sono entusiasmata moltissimo. Non è un caso sia capitata proprio a me: “sorriso” è letteralmente la mia parola! Mi assomiglia. In più è il complemento perfetto a tutte le parole che sono venute prima. Cosa sarebbe il coraggio senza un sorriso? O un abbraccio? O un viaggio? Per questo mi piace così tanto, perché è un valore aggiunto a qualsiasi situazione.

Un sorriso viene compreso da tutti, non a caso è uno delle prime espressioni che l’essere umano fa! È come respirare, è un gesto ancestrale, una forma di comunicazione universale. Non conosci il babilonese? Fa lo stesso! Sorridi e vedrai che il tuo messaggio passerà comunque.

Il primo sorriso che ogni mattina faccio è quello davanti allo specchio ed è dedicato a me. Mi ci è voluto parecchio tempo per imparare a farlo, e ho lavorato molto su questa carezza mattutina. Ora sono orgogliosa dell’essere umano che sono, so volermi bene anche e soprattutto attraverso i sorrisi che mi regalo.

L’aspetto che preferisco del sorriso è che è un blob, è virale. Si presenta attraverso varie forme e lo abbiamo capito soprattutto negli ultimi anni. Traspare dagli occhi… quante volte ci siamo ritrovati ad indovinare un sorriso sotto la mascherina? Si insinua anche nella voce, però! Si capisce se una persona sta sorridendo anche al telefono, dalle vibrazioni che emana quando parla.

Da noi in SMI lo diciamo spesso: “se puoi farlo, fallo con un sorriso!”. Tra colleghi, nonostante la distanza, ogni tanto ci si sente anche solo per regalarci un momento di leggerezza. C’è poco da fare, il sorriso è terapeutico!

Lo so bene io che per canzone preferita ho “Smile” di Charlie Chaplin. A Natale la metto anche al posto di Jingle Bells. Quando la ascolto ovviamente sorrido, ma quello che sento va al di là di quello che succede sul mio volto, è più l’emozione del sorriso in sé, è come se sorridessi sotto pelle

Laura Bresolin

Intelligenza artificiale e sanità: un punto

Nel ventesimo secolo la medicina moderna ha beneficiato di scoperte scientifiche senza precedenti. Tanti sono stati i conseguenti miglioramenti sulla nostra salute: in primis l’aspettativa media di vita umana che nel 2017 è salita a 72 anni, rispetto ai 31 del 1900. 

Siamo ora a un altro punto di svolta per i sistemi sanitari di tutto il mondo. La pandemia globale ha messo a dura prova gli ospedali e il personale medico e una rivoluzione sanitaria è ormai necessaria. Questa trasformazione, a nostro parere, potrà essere guidata dall’intelligenza artificiale, l’IA.

Al momento, l’uso dell’IA nell’assistenza sanitaria si concentra sull’ottimizzazione dei flussi di lavoro, sull’automatizzazione di processi manuali e sull’analisi di grandi quantità di dati. Ma cosa implica nello specifico? Scopriamolo insieme.

Per la diagnostica

L’intelligenza artificiale è stata studiata per il suo potenziale nella diagnostica fin dai primi anni ’70, con lo sviluppo del progetto MYCIN della Stanford University. Si trattava di un programma di intelligenza artificiale che tentava di diagnosticare i pazienti analizzando i risultati dei test e i sintomi riportati.

Negli ultimi 50 anni, l’IA per la diagnostica ha continuato a migliorare, soprattutto per quello che riguarda la diagnosi precoce delle malattie. Per la diagnostica, l’IA può avvantaggiare principalmente i radiologi, automatizzando i compiti che richiedono più tempo e assistendoli nella prioritizzazione dei casi.

Per le immagini mediche

I moderni metodi di deep learning consentono agli algoritmi di estrarre informazioni dalle immagini mediche. In altre parole, di analizzare le scansioni dei pazienti.

L’intelligenza artificiale può rilevare automaticamente il tipo di immagine, identificare le parti del corpo raffigurate e determinare la posizione di oggetti anatomici e punti di riferimento.

Nel cervello, che è pieno di strutture complesse, potrebbe per esempio essere usato per differenziare strutture piccole e difficili da vedere quando si va in profondità o rilevare patologie craniche, come i tumori.

Per la comprensione dei flussi

Se addestrati nel modo giusto, ossia guardando i video e altri dati dalla sala operatoria, gli algoritmi di apprendimento automatico possono anche comprendere lo stato e il progresso di una procedura chirurgica.

Queste informazioni possono essere utilizzate per adattarsi allo stato attuale del paziente in tempo reale. Possono anche permettere l’analisi retrospettiva e la valutazione statistica degli interventi chirurgici, per esempio, per il rilevamento dell’uso degli strumenti o delle persone e delle loro attività in sala operatoria.

L’intelligenza artificiale dà agli operatori sanitari la capacità di comprendere meglio i modelli quotidiani e le esigenze delle persone di cui si occupano. Di conseguenza, anche di fornire un feedback migliore.

Per il benessere personale

Per quanto riguarda la salute in generale invece, grazie allo smart clothing l’intelligenza artificiale può incoraggiare comportamenti più sani e, in un futuro non lontano, dovrebbe arrivare a collaborare attivamente al benessere della persona che sta indossando l’indumento smart, contribuendo alla rigenerazione cellulare, ad esempio.

Uno dei maggiori benefici potenziali dell’IA è quello di aiutare le persone a rimanere in salute. L’obiettivo finale non è quello di sostituire la figura del medico, ma quello di ridurre il suo intervento per le questioni facilmente risolvibili da una macchina.

È questo è esattamente quello in cui crediamo: una tecnologia creata per coadiuvare l’attività umana, che ci permetterà di concentrarci su ciò che conta davvero.

#smipeople_Davide Pizzuto

Ci sono un front-end e un back-end in tutte le cose. Una facciata esterna, se così la vogliamo chiamare, e una interna. A me affascina soprattutto il punto d’incontro tra le due parti. Il fatto che possano essere enormemente diverse l’una dall’altra pur formando uno stesso elemento.

Ho sempre voluto capire come funzionasse qualsiasi oggetto… non mi stupisce che a intrigarmi di più siano le cose che in superficie appaiono in un modo, ma che in fondo poi sono tutt’altro. Per niente sono diventato sistemista informatico.

Cosa, più della tecnologia, va esplorato e capito fino in fondo? Forse solo la musica, l’altra mia grandissima passione. Ho sempre pensato che musica e tecnologia avessero tantissimo in comune. Se ci pensate, entrambe hanno una logica solidissima alle spalle. Non è un caso che tanti scienziati fossero anche musicisti!

Nella musica c’è tantissima fisica: le onde sonore, la frequenza di un suono, perché una scala melodica ha un senso uditivo invece che un altro, perché l’accordo di Do è formato da Do Mi Sol e non da altri suoni… C’è una spiegazione tecnica dietro, e il concetto di base è uguale a quello della tecnologia. Il front-end della musica è l’arte, ma nel back-end c’è una parte più concreta, tecnica e tecnologica appunto.

È un po’ come nella figura del comico: sembra che sia lì sul palco a sparare frasi a caso ma in realtà ha studiato tantissimo per sapere come far ridere le altre persone. Per un periodo anche io ho fatto teatro e mi piace stare con il pubblico, ho sempre avuto una parte artistica che cercava di uscire.

Si sarà capito a questo punto, ma fosse per me farei tutto: teatro, musica, tecnologia. Per una questione di tempo ormai non riesco più, ma sento ancora tutti i giorni il bisogno di esternare ciò che ho dentro. È il mio front-end. La parte di me che più ho in comune con mio fratello Cesare, che è poi il motivo per cui sono entrato in SMI.

È cominciato tutto mentre ero in attesa di partire per il servizio militare. Cesare chiese a me e mio fratello gemello se volessimo fare un lavoretto estivo nella sua vecchia azienda per potere essere indipendenti durante la leva… e poi niente, alla fine non me ne sono più andato.

Mi sono ritrovato ad essere un informatico senza averlo programmato, ma in realtà ha molto senso sia con le mie attitudini, che con il mio percorso di studi. Mi sono diplomato in ottica e anche lì tra il capire come funziona una lente e lo studio dell’occhio umano, è tutto un meccanismo tra fisica e logica. Forse alla fine ero un predestinato!

DAVIDE PIZZUTO