#justsmi 5

Quest’anno SMI ha dedicato la sua gara culinaria a una tradizione molto radicata nel nostro Paese: la colazione di Pasqua.

Ogni regione ha i suoi piatti e i suoi sapori, noi abbiamo deciso di puntare su una ricetta universale: i biscotti.
Preparare la colazione di Pasqua non è stato uno scherzo, ma farlo insieme è stato molto divertente.

Smart City, come saranno le città del futuro già presente?

Si è parlato diffusamente di città del futuro nel corso dell’ultima edizione della Milano Digital Week, da poco conclusa. Durante i diversi panel, abbiamo sentito spesso parole come smart city, green mobility e sostenibilità, termini che peraltro sono entrati nel linguaggio quotidiano. Ma cosa vogliono dire esattamente? Dietro alla terminologia specifica, italiana o inglese che sia, c’è un mondo.

Quando si parla di “città intelligente”, non ci si riferisce solo a un ambiente avanzato tecnologicamente. La smart city gestisce le risorse in modo intelligente, appunto, mette in campo politiche per diventare economicamente sostenibile ed energeticamente autosufficiente, sempre con la dovuta attenzione alla qualità della vita e ai bisogni degli abitanti. Insomma, non si tratta solo di essere al passo con le innovazioni e con la rivoluzione digitale, ma di costruire il futuro degli spazi urbani tenendo presente il benessere dell’essere umano, quanto quello dell’ambiente. E non solo perché la pandemia di Covid-19 ci ha costretto a ripensare il concetto di smart city (nelle nostre città, anche in quelle più intelligenti, ci ammaliamo – non solo di coronavirus. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno nel mondo muoiono circa 8 milioni di persone per cause attribuibili all’inquinamento atmosferico).

Domani, e non tra cento anni, saranno questi i parametri per rendere o meno attrattive le città.

Noi di SMI diremmo che una smart city ricalca alla perfezione il concetto di #HumanTech: tecnologia fatta da persone per le persone, e che non sia un fine ma un mezzo per contribuire allo stare bene e al trovare una soluzione a bisogni pratici.

Una città così concepita è accogliente, inclusiva, digitalizzata e non spreca energia, cibo e risorse; garantisce un mobilità fluida e sicura, usa fonti rinnovabili e produce emissioni vicine allo zero; gestisce i (pochissimi) rifiuti in modo sostenibile; offre ampi spazi verdi e costruisce secondo le logiche della bioedilizia; mette a disposizione servizi essenziali, per ogni cittadino, in un raggio contenuto e favorisce lo smart working; infine, è integrata con sensori che permettono di amministrarla in modo più efficiente, grazie alla raccolta di dati in tempo reale.

Aspetto altrettanto importante è che una città intelligente coltiva lo sviluppo tecnologico anche per rafforzare il senso civico e i legami di comunità sul territorio tra i cittadini. Siti, app e social diventano l’occasione per migliorare il livello di associazione e partecipazione delle persone alla gestione del bene comune.

Fonti per approfondimento:
https://www.rinnovabili.it/greenbuilding/smart-city/
https://www.wwf.it/chi_siamo/organizzazione/come_lavoriamo/citta_sostenibili/
https://www.savetheplanet.green/citta-sostenibili-cosa-sono/
https://corporate.enel.it/it/storie

#smipeople_Cristina Calendini

Mi chiamo Cristina Calendini e in SMI lavoro come Service Desk Operator, attualmente presso un Ente della Pubblica Amministrazione per cui sono occupata come Front Desk Operator.

Il mio percorso di studi e successivamente professionale non nasce nel mondo dell’IT. Inizialmente ho studiato tecnica pubblicitaria, affascinata dal mondo della comunicazione e della pubblicità; conseguita la laurea triennale, per avere una visione un po’ più ampia oltre che per avere maggiori possibilità e aspettative nel mondo del lavoro, ho scelto di frequentare Comunicazione d’Impresa.
Le mie prime esperienze lavorative sono state proprio nel mondo della pubblicità, dove ho ricoperto prima il ruolo di Art Director Junior, per poi passare ad una azienda diversa, del settore IT, in cui mi occupavo del marketing. Lì ho capito che il mondo dell’informatica era un settore che mi piaceva decisamente di più, per quel suo essere sempre in continua evoluzione e perché ti chiede di formarti costantemente. E questo è decisamente un aspetto molto affine al mio carattere.

Conosco il management di SMI da molto tempo e sono stati loro che hanno creduto molto in me e mi hanno “buttata” in questo mondo. Hanno voluto stimolarmi e, sebbene io avessi coscienza di non avere competenze adeguate, credo che in fondo avessi solo paura del cambiamento. Mi hanno spronata e di questo gliene sono grata perché credo che da sola, senza la loro “spinta gentile”, non avrei mai avuto il coraggio di cambiare completamente vita, di cambiare completamente settore. Lo sappiamo non è facile lasciare una comfort zone!

Oggi, grazie a quella spinta gentile, capisco pienamente che dare supporto agli utenti è la cosa che mi piace di più e torno a casa soddisfatta perché so di essere di aiuto. Ho capito che questo è il mio mondo, la mia dimensione.

Lavoro per conto di SMI in una Pubblica Amministrazione e alla fine coincide molto con i miei studi: ho unito il mondo della comunicazione con il mondo dell’IT. Sono soddisfatta di questo ruolo, ogni giorno c’è sempre da imparare, non è mai tutto uguale, ogni giorno ti trovi catapultata in un mondo differente aggiungendo conoscenza alla conoscenza. E poi, più importante di tutto, il ruolo che svolgo rappresenta me stessa, una sfumatura del mondo dell’informatica che coincide con me. Ogni giorno è come se fosse nuovo: la costruzione del flusso di lavoro è come se avvenisse in parallelo con gli utenti. E se ci penso, in fondo il bello dell’informatica è proprio che ogni giorno hai la possibilità di reinventare e reinventarti.

Se osservo SMI dall’esterno mi appare come una azienda molto giovane, dove la differenza di età e di ruoli non è percepita né reale. È fortemente inclusiva SMI, riesce a rappresentare il legame forte che ci deve essere e che c’è nelle famiglie. Non c’è una gerarchia delle relazioni, a chiunque si può chiedere nel momento del bisogno. La cosa che adoro di SMI è che, in modo molto naturale, ti connette con gli altri Smiers, come se ci si conoscesse da molto tempo. Inoltre, è un’azienda che cresce insieme a noi e che riesce a trasformare l’IO in NOI, proprio come in una famiglia, in cui l’individualità si fonde con tutti gli altri membri.
Ecco, nel mio futuro, prima dei grandi paroloni che identificano un ruolo, mi piacerebbe poter imparare a trasformare l’IO in NOI, seppur in un piccolo gruppo, e come nella danza (sono stata ballerina per 10 anni) costruire passo dopo passo la coreografia INSIEME.

E poi dentro SMI c’è Cosmico! Lo vedo come un connubio fortissimo tra lavoro e post lavoro, dove stare bene con i colleghi e, perché no, con i clienti: li si dovrebbe portare in Cosmico, perché ha tutti gli elementi per essere considerato una sorta di piazza. È quel luogo in cui vai per sentirti vicino a qualcuno e sai che lo troverai. Fuori dal mondo lavorativo le mie passioni sono la lettura, per imparare cose nuove e curiosare in mondi immaginati, cucinare, mangiare, e il mondo dell’enologia che ha sensazioni sempre diverse da farti apprezzare. Insomma tutto quello che riguarda la sfera della curiosità.

CRISTINA CALENDINI

“Inclusione” è la parola-guida di SMI per aprile

Vi è mai capito di fermarvi a riflettere sul significato della parola “inclusione”? Se consultiamo il vocabolario, l’accezione di questo termine è, molto sinteticamente, quella di “inserimento stabile”.

Recentemente si sente sempre più spesso usare la parola “inclusione”; questo perché, se andiamo oltre la superficie e il significato intrinseco del vocabolo, scopriamo punti di vista differenti e assai più profondi, che hanno a che fare principalmente con tema caldissimo: la diversità.

Il sentirmi accettato e incluso è stato un forte desiderio fin da ragazzo. Durante l’adolescenza, appartenere a un gruppo sociale significa soprattutto condividere delle passioni, uno stile, un linguaggio, delle abitudini. E quando questo non succede, si viene inevitabilmente esclusi. Ma oggi, se mi guardo indietro, ritengo che quelle esperienze mi abbiano aiutato a comprendere meglio il valore dell’inclusione e a fare la mia parte, una volta adulto, affinché la diversità diventasse un punto di forza e non di debolezza.

In SMI l’inclusione è sempre stata una realtà, lo raccontano gli Smiers – i nostri collaboratori – e lo raccontano l’entusiasmo e il benessere che si respirano in azienda. È un’attitudine di cui abbiamo potuto apprezzare un lato nuovo, che ha legato a doppio filo umanesimo e tecnologia, proprio quando tutto il mondo si sentiva “escluso”.
Mi riferisco al periodo del lockdown, durante il quale ciascuno di noi ha cercato in tutti modi di tornare a far parte dei rispettivi gruppi sociali, cantando dai balconi oppure organizzando pranzi e cene tramite gli strumenti di collaborazione digitale, che fino a quel momento erano stati utilizzati con il solo scopo di mettere in contatto colleghi, aziende e clienti.

Strumenti che diventano in qualche modo umani e che mai avremmo pensato potessero giocare un ruolo chiave per quanto concerne l’inclusione, persino all’interno di SMI: per noi il confronto è sempre stato elemento fondamentale per lo sviluppo della collaborazione e nel momento in cui il distanziamento è entrato con forza nella realtà di tutti i giorni, l’inclusione – pilastro fondamentale dell’azienda – ha aggiunto un nuovo modo di essere vissuta.

Daniele Chitarrini

YOUforSMI_Roberta Perfetti

E se quando ti si presenta un’ottima occasione, ci si mette di mezzo un evento imprevedibile e imponderabile come una pandemia mondiale? Nel 2019 Engineering Ingegneria Informatica SpA vince una gara importante, i lavori partono a marzo 2020 e poco dopo viene annunciato il lockdown nazionale, che mette a rischio la buona riuscita del progetto. È questa la situazione complessa che abbiamo affrontato assieme a SMI.

Conoscevo già Cesare Pizzuto personalmente. Quando nel 2018, in fase di preparazione dell’offerta, abbiamo dovuto cercare un partner che si occupasse della creazione e della gestione del servizio di Service Desk, ci siamo rivolti alla sua azienda, SMI appunto. La prima difficoltà che abbiamo dovuto affrontare assieme, una volta partito il lavoro, è stata il dover gestire completamente da remoto, in piena emergenza sanitaria, un passaggio di consegne con il fornitore uscente.

SMI mi ha trasmesso fiducia. Gli ostacoli iniziali sono stati approcciati con spirito positivo e propositivo: “ci organizziamo, una soluzione insieme la troviamo”. Così, abbiamo trascorso un weekend di confronti in chat per poi iniziare operativamente il lunedì successivo. In corso d’opera poi ho potuto apprezzare un altro tratto distintivo di SMI, cioè la disponibilità, caratteristica che si è vista soprattutto nell’accettare i cambiamenti, anche quelli dell’ultimo secondo.

Mi hanno colpito l’entusiasmo con cui in SMI si affrontano i problemi e la serietà con cui si sviluppa il lavoro. Gli Smiers – come loro chiamano i propri collaboratori – noi li consideriamo colleghi, e non come fornitori, perché tra noi c’è fiducia reciproca. Ma ciò che conta ancora di più è che anche il cliente ha toccato con mano la positività che questa partnership ha portato: il risultato è che, a un anno di distanza, il Service Desk è diventato il fiore all’occhiello del progetto.

La sinergia che è scaturita tra Engineering e SMI è proficua perché fondata su rapporti umani autentici. Ma credo che abbia contribuito anche il fatto di esserci incontrati in un momento difficile da superare insieme, un po’ come accade nelle grandi storie in cui l’eroe incontra il proprio mentore subito prima di addentrarsi in un mondo sconosciuto. E il legame che viene stretto diventa più forte di qualsiasi avversità.

ROBERTA PERFETTI
Sales Manager Direzione Generale PA – Engineering

#smitalks_Veronica Bartolucci

Avete presente l’agente Q, quello che nella saga di James Bond si occupa dei gadget tecnologici in dotazione ai servizi segreti?
Mentre Veronica Bartolucci del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’ UNIVPM parlava di robotica marina applicata ai beni culturali sommersi, al nostro Service Desk Supervisor Davide Scaccia sono tornati alla mente i giocattoli ultra avanzati di 007. Invece è tutto verissimo, affascinante e pensato per un nobile scopo.

Non vi anticipiamo altro, vi lasciamo alla visione di questa intervista condotta per la rubrica SMITalks!

#smipeople_Luca Del Negro

Mi chiamo Luca Del Negro e sono stato uno dei primi tecnici in SMI, e ancora prima di entrare in SMI lavoravo in una società in cui svolgevo il ruolo di tecnico informatico. Il mio mondo è sempre stato questo, l’informatica, dalle prime consolle in poi.
Posso ben dire che ho percorso tutti i gradini se ci penso, sono partito dalla consegna dei computer!

All’inizio in SMI ho gestito tutta la parte di gestione HP, garanzie e assistenza; poi con il passare del tempo ho iniziato a seguire i presidi e oggi sono più di due anni che sono in BNL come sistemista di terzo livello: è il livello più alto per risolvere i problemi in BNL, insomma io e il mio collega siamo il “Signor Wolf” per tutte le postazioni BNL di tutta Italia!
I primi tempi ammetto che è stata davvero dura, perché il passaggio di consegne con la precedente società non è stato fluido. Sentivo molto il peso della responsabilità, anche delle penali da pagare se qualcosa non avesse funzionato: dal mio lavoro dipendeva la risoluzione, per esempio, di tutti i problemi che i clienti BNL avrebbero avuto con le casse degli sportelli e dei bancomat. I due mesi iniziali sono stati per me davvero intensi ma poi, grazie al team che si è creato – nel quale ci vogliamo davvero bene – tutto ha preso a scorrere con grande soddisfazione.

Adesso sono stato spostato a ricoprire una funzione che posso definire più di logica, gestiamo quindi i pacchetti software che BNL vuole, li testiamo e poi li forniamo a tutte le periferiche a cui occorrono. Un lavoro complesso, organizzato in duecento gruppi tra Francia e Italia, per il quale la mia attitudine caratteriale alla precisione è fondamentale!
Oltre al lavoro c’è sicuramente prima di tutto la mia famiglia, mia moglie, mia figlia; ci sarebbe anche lo sport e le partite a calciotto (che io definisco il calcio a cinque per gli over 40) con i miei colleghi di SMI… ecco questo mi manca molto in questo periodo! Mi manca soprattutto per il legame che ho con questa azienda, che ti mette nelle condizioni di poter crescere e in cui non sei mai sottovalutato.
Ma la particolarità principale di questa azienda è che le persone che la gestiscono hanno fatto i tecnici, si sono “sporcati” le mani, sanno di che cosa parlano, sanno di che cosa hanno bisogno le persone che lavorano con loro. Insomma è una società che davvero ti rappresenta. E poi condividiamo tante cose, ridiamo e scherziamo, che non è secondario perché aiuta sempre a lavorare al meglio.

LUCA

#savetheevent_marzo2021

Dagli spot del Super Bowl al World Economic Forum, dalle web conference del Soiel International al prossimo Codemotion di marzo, AI e IoT sono sempre più al centro delle riflessioni odierne di tecnici e umanisti.
La Davos Agenda 2021 ci ricorda che le nuove tecnologie sono sempre dirompenti: rendono vecchi alcuni lavori e ne creano di nuovi, ma soprattutto introducono profondi cambiamenti sociale e riportano a galla dilemmi etici che la fantascienza, da Asimov a Dick, ci aveva già preannunciato.

Siamo tutti chiamati a fare la nostra parte per dare forma a un mondo in cui la tecnologia non minacci la definizione stessa di essere umano, ma sia invece lo strumento che ci permette di diventare la versione migliore di noi stessi.

Per approfondire:

Super Bowl Commercial Verizon 5G —> youtu.be/VNXFuqYMCNc
Davos Agenda 2021 —> bit.ly/weforum_DavosAgenda21
Soiel International —> www.soiel.it/eventi/
Codemotion Italian edition —> bit.ly/Codemotion_Italia

Fiducia: la terza parola guida dell’anno

Da bambina mi piaceva coinvolgere i miei fratelli nel “gioco della fiducia”.

Chiudevo gli occhi e aprivo le braccia e mi lasciavo cadere all’indietro, certa del fatto che il “malcapitato” di turno tra i miei fratelli, mi avrebbe preso senza farmi cadere.

E’ un giochino estemporaneo che a molti di noi sarà capitato, almeno una volta nella vita, di fare. Non è banale, lasciarsi andare ed essere sicura che la persona che hai dietro non ti faccia cadere rovinosamente a terra, perché il problema non è la botta (che fa male al momento, ma poi lenisce), ma la delusione che resta.

Ognuno di noi avrebbe bisogno, oggi, di ritornare a quel sentimento di fiducia puro, primordiale, quello che i bambini provano concedendosi completamente all’altro sapendo che, l’altro agirà avendo cura e protezione verso di lui.

In questo potenziale io ho cercato e scelto di riporre la mia piena fiducia anche quando sono cresciuta. Pensavo: “se agisco con azioni di cura verso l’altro, questo non sarà mai spinto ad agire con azioni contrarie al valore di cura verso di me”. Con il tempo, in questa costante, è subentrata la variabile consapevolezza.

La mutuabile fiducia è una caratteristica che abbraccia SMI. La grande forza della nostra azienda è quella di anteporre e dare un valore assoluto alla fiducia che le persone che operano in SMI hanno riposto in noi ancor prima che noi la riponessimo in loro. Incontrarsi per poi scegliersi e viversi in piena fiducia è il valore aggiunto al nostro lavoro e alla nostra missione aziendale.

Tutto può funzionare, se e solo se si ha un pensiero consapevole. Per usare una metafora: tendenzialmente e inconsapevolmente quando facciamo un regalo, siamo sempre alla ricerca di qualcosa, anche solo dell’accettazione da parte dell’altro. Ci aspettiamo poi, che quel regalo sotto qualsiasi altra forma, venga ricambiato, alla prima occasione. Questo comporta di fatto imporsi ad una sorta di obbligata reciprocità. La consapevolezza concreta che quel regalo potrebbe anche essere non ricambiato, non ci spingerà mai a donare senza realmente aspettarsi nulla in cambio.

Da quando ho “installato” la variabile consapevolezza nel mio database interno, sono riuscita a fidarmi. E solo allora. Quando ho iniziato a donare senza aspettarmi concretamente nulla in cambio. Quando ho riposto in qualcuno la mia fiducia, mettendo in conto realmente la possibilità che questa poteva essere tradita, e questo non è del tutto e sempre condito da un sentimento di “cattiveria” e “odio”, semplicemente perché è nella natura umana sbagliare.

Cercando di dare alla fiducia un respiro più ampio, muovendola ad una spinta di pancia piuttosto che di testa, che ho trovato il mio equilibrio. E’ questa la grande vittoria.  

Stella Pizzuto