“Viaggio” è la parola-guida di SMI per Agosto

Fin dal principio della nostra esistenza, gli esseri umani hanno sempre viaggiato ed esplorato per raggiungere mete prima sconosciute. Questo bisogno viscerale di conoscere l’ignoto ci ha portato nel tempo a spostare un po’ più in là i nostri obiettivi, a realizzare sogni che ai più sembravano idee pazze, a superare i confini geografici e, quindi, ad allargare quelli filosofici e culturali.

Il viaggio fa parte di noi ed è metafora di molte cose: può essere vissuto come una fuga dalla quotidianità per ricaricare le batterie; si può viaggiare nella memoria del cuore, riassaporando cibi dimenticati come le Madeleine di Proust; si può lasciare una strada conosciuta per percorrerne una nuova.

Ma di una cosa sono convinto – e la cosa per me ha ancora più senso in periodo come l’estate fatto, si spera, anche di vacanze: il viaggio è qualcosa che ha a che fare con i punti fermi e sicuri, più che con il movimento.

Sembrerà un paragone scontato, ma credo che un racconto fondante come l’Odissea rispecchi alla perfezione quello che voglio dire (in fondo, è a questo che servono i miti). Ulisse ha una casa, sa che c’è e che ci può tornare. È solo così che può ritrovare i punti di riferimento dopo averli “persi” nel tentativo di cercarne di nuovi. Ciascuno di noi, nel corso delle nostre vite, ha provato il senso di smarrimento, quel disorientamento da esploratore che è anche un rischio calcolato, proprio perché sappiamo qual è stato il punto di partenza e sappiamo che sarà anche il nostro punto di approdo. Tutti, come Ulisse, abbiamo dovuto ascoltare per forza anche quando avremmo voluto tapparci le orecchie. Poco male, sapevamo di avere un luogo sicuro – casa, la famiglia, gli amici, i colleghi – in cui tornare a rifugiarci.

Insomma, viaggiare e poi tornare in un luogo a cui sai di appartenere, che ti faccia sentire al posto giusto. Un posto come SMI, per esempio, che dà stimoli per partire, coordinate per esplorare senza essere lasciato a te stesso in quanto parte di un gruppo – di un equipaggio, direbbe Ulisse – che condivide valori e tappe.

Auguro a tutti un viaggio bello, di quelli che migliorano anche la meta.

Davide Scaccia

Annuncio selezioni progetto formativo “Front End Developer”

S.M.I. Technologies and Consulting s.r.l. azienda di consulenza informatica operante nel mercato della Information & Communication Technology, in collaborazione con Fondazione Et Labora, ricerca n. 14 talenti per il corso di Analista programmatore Front end Developer con rilascio di qualifica professionale finalizzato all’inserimento lavorativo.
Il percorso formativo della durata di 800 ore di cui 560 ore di teoria e 240 ore di stage in azienda, prevede l’obbligo da parte dell’azienda di assumere il 50% dei corsisti e un’indennità di partecipazione di 10€ a giornata.
I requisiti minimi per la partecipazione sono:

1. Possedere il diploma di maturità
2. Essere disoccupati/inoccupati
3. Residenza/domicilio nella Regione Lazio

Il percorso formativo si svolgerà nella sede di Roma.

MODALITA’ DI ISCRIZIONE AL CORSO FRONT END DEVELOPER
Per candidarsi e accedere alle selezioni è necessario compilare il modulo di ammissione (scarica qui) allegando il proprio documento di identità. Le modalità di invio delle candidature, sono:

1. Per mezzo PEC all’indirizzo smi.technologies.consulting@legalmail.it
2. Con raccomandata a/r indirizzata a S.M.I. TECHNOLOGIES AND CONSULTING S.R.L., Via Benedetto Croce n. 6, 42, 00142 Roma, con oggetto CANDIDATURA CORSO ANALISTA PROGRAMMATORE
3. Consegnata a mano in busta chiusa dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 18:00 presso S.M.I. TECHNOLOGIES AND CONSULTING S.R.L., Via Benedetto Croce n. 6, 42, 00142 Roma, con oggetto CANDIDATURA CORSO ANALISTA PROGRAMMATORE
TERMINE PER L’INVIO DELLE CANDIDATURE: ore 18.00 del 30 SETTEMBRE 2021

PER INFO E ISCRIZIONI SUL CORSO FRONT END DEVELOPER
Per ulteriori informazioni sul progetto, finanziato dall’Avviso pubblico “Interventi rivolti alla qualificazione delle risorse umane a favore della creazione di nuova occupazione delle imprese del Lazio”, contattare la Fondazione Et Labora (partner di progetto), chiamando al numero 331 6283925 o scrivendo all’indirizzo e-mail roma@fondazioneetlabora.org  

CONSULTA QUI LA DOMANDA DI AMMISSIONE PER PARTECIPARE AL PROGETTO FORMATIVO ” Front End Developer”

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SMI pubblica il suo primo Bilancio di Sostenibilità

Noi siamo il vento.

Cominciava così il primo messaggio che inviavamo 5 anni fa, a quelle persone che si accostavano a questa idea di fare impresa. Evocava la possibilità di sfruttare la forza del vento per muovere una barca. Il vento come energia pulita per muovere sogni e speranze verso un obiettivo. Come allora, forse più di allora noi siamo il vento.

In cinque anni il fatturato è passato da 1, 2 M (2016) a 11,1 M (2020), con una crescita anno su anno che non è mai scesa sotto il 40%. La forza di lavoro che passa da 12 a oltre 60. Una crescita lineare che ci ha portato a essere visibili e riconoscibili nell’orizzonte del mercato IT. Eppure, in mezzo c’è stato il 2020, un anno in cui è stato difficile immaginare un futuro. Non è stata fortuna o il favore degli astri, ma la determinata convinzione che un futuro ci fosse. John Lennon diceva che la vita è quella cosa che accade, mentre sei impegnato a fare altri progetti.

CESARE PIZZUTO
Founder&CEO

CONSULTA QUI IL BILANCIO DI SOSTENIBILITA’ 2020

Batterie alimentate a CO2: un freno ai cambiamenti climatici

Gli ultimi decenni sono stati segnati da un rapido susseguirsi di innovazioni digitali che hanno rivoluzionato la nostra società, le nostre abitudini e il nostro modo di pensare.

Quando parliamo di nuove tecnologie tendiamo a pensare solo a quelle che hanno avuto un impatto a livello globale, dimenticandoci delle novità che hanno trasformato le nostre giornate.

Con questo articolo inauguriamo la serie “3 nuove tecnologie che ci cambieranno la vita”, in cui presenteremo le rivoluzioni che modificheranno – o stanno già modificando – entrambe le facce della medaglia: la routine di tutti i giorni e la collettività.

In futuro, l’anidride carbonica diventerà energia

Da nemico numero uno a preziosa alleata: in un futuro molto prossimo, l’anidride carbonica potrebbe giocare un ruolo decisivo nella lotta al riscaldamento globale.

Il danneggiamento dello strato di ozono, l’acidificazione degli oceani e l’aumento della temperatura terrestre sono solo alcuni dei danni causati dall’eccessiva presenza di CO2 nell’atmosfera. Per questo mitigare i cambiamenti climatici dovrebbe essere l’obiettivo primario delle aziende del campo innovazione.

“La concentrazione in atmosfera di CO2 è oggi pari a circa 390 ppm con un ritmo di crescita (in aumento) di 2,5 ppm annue, dove ppm significa parti per milione, ovvero per ogni milione di particelle di varia natura, presenti in atmosfera, 390 sono di anidride carbonica.” (fonte ENEA – Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile).

L’aria che respiriamo ogni giorno è satura di biossido di carbonio. Preoccupazioni per tali quantità di gas hanno già portato all’invenzione di diversi processi per la cattura e lo stoccaggio di CO2, ma la crisi climatica in atto ci chiede uno sforzo maggiore. Il passo successivo non poteva che essere la ricerca di una modalità per il riutilizzo dell’anidride carbonica.

I processi di cattura del diossido di carbonio, in una batteria

A pensarci è stato un team di ingegneri del Massachusetts Institute of Technology, che ha cominciato a lavorare su delle batterie alimentate a CO2 composte da litio, carbonio e un elettrolita in grado di trasformare l’anidride carbonica in energia.

Guidato dalla professoressa Betar Gallant, il gruppo di ricerca ha realizzato un prototipo di batteria che sebbene al momento sia ancora in fase di studio, promette già di essere uno dei nostri più fidati compagni per un domani più green.

La ricerca ha impiegato in modo innovativo la tecnologia già esistente per i processi di cattura del diossido di carbonio (CCS – Carbon capture and storage) e l’ha applicata ai sistemi di batterie, aggirando potenzialmente alcune criticità legate al costo elevato per la cattura del carbonio e all’inefficienza delle precedenti batterie basate sulla CO2.

Le batterie sono fatte essenzialmente di tre componenti principali: un catodo, che fornisce elettroni; un anodo, che riceve elettroni; e un elettrolita, sostanza che conduce l’elettricità tra l’anodo e il catodo. I ricercatori del MIT hanno utilizzato i processi di cattura del carbonio proprio per realizzare un elettrolita a base di CO2, dando luce a delle batterie in grado di usare il gas serra allo stato liquido.

L’innovazione accessibile a tutti

Per quanto precisa, la ricerca deve ancora essere perfezionata e produzione e commercializzazione delle batterie sono ancora lontane. I primi prototipi realizzati dai ricercatori riescono a sostenere solo un numero limitato di cicli di carica e scarica, ma la strada di questo progetto sembra comunque essere già in discesa.

La tecnologia della cattura e dello stoccaggio del carbonio è attiva già da tempo anche in contesti macro, come le centrali termoelettriche e i siti industriali.

Lo sviluppo di applicazioni su scala più piccola, come queste batterie, esemplifica perfettamente quello che noi intendiamo per innovazione: uno sguardo verso il futuro che punti a un cambio radicale della quotidianità del singolo, in concomitanza con una crescita sostenibile del pianeta.

Le batterie alimentate a CO2 sono un rimando diretto al concetto di #humantech che ci identifica. Alla nostra volontà di lavorare per una completa integrazione tra tecnologia e umanità, all’idea per cui la vera innovazione è quella fatta dall’uomo per l’uomo.

OPEN SMI_08 LUGLIO

Open SMI è l’evento aperto a tutti, che unisce le persone e le conoscenze.

Dipendenti, clienti e partner si sono incontrati per celebrare un anno di lavoro insieme, nella splendida cornice del V Lounge, sul lungomare di Ostia.

Una serata dedicata a noi, organizzata per guardarsi negli occhi e stabilire una connessione con chi condivide gli stessi ideali, le stesse passioni, lo stesso cielo. Rivivi la festa con noi  e preparati per la prossima occasione: we are always Open.

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#smipeople_Mirella Vendetti

Già dalle mie prime settimane in SMI ho cominciato a vedere dei paralleli tra il settore informatico e l’ambiente dove ho lavorato per 30 anni, il mondo dello spettacolo. Quando parlo di queste similitudini sono in tanti a stupirsi: cosa potranno mai avere in comune due campi così agli opposti?

E invece… Il venire a contatto con persone da ogni parte d’Italia, la voglia di fare tutto con il sorriso, il senso di affiatamento: proprio come quando una compagnia lavora su una pièce teatrale, ogni giorno è una festa, ma anche un passo altamente studiato di un percorso più lungo.

Sono una persona grintosa, disponibile, che non si tira mai indietro. Amo lavorare in gruppo, scambiare opinioni e pensieri. La mia professionalità si è formata interamente nel campo delle pubbliche relazioni. Nello specifico, nell’ambito teatrale, dove tutto è comunicazione. Cast, regia, segreteria… ho seguito la creazione di uno spettacolo dalla A alla Z.

Per circa 3 anni, ho fatto la mia parte anche in televisione: tra un casting, una produzione televisiva e tante riprese per alcune grandi reti nazionali, ho incontrato mio marito. Da collega, è poi diventato padre delle mie due figlie, che con i loro risultati scolastici mi rendono ogni giorno una mamma orgogliosissima.

Quando il settore dello spettacolo è andato in crisi causa pandemia è stato molto difficile. Il periodo mi è servito però per comprendere l’importanza delle mie soft skills e di quanto questo tipo di competenze non siano settoriali: se mi trovo bene nell’ambiente di continua crescita che c’è in SMI è perché il rinnovamento costante è un valore in cui credo tantissimo.

Non mi fermo mai. Frequento la palestra, sono una grande patita di rock, grande fan degli Stones e di Bowie, il poco tempo libero che mi rimane lo dedico al mio cane e alla lettura. Nell’ultimo periodo sto leggendo “Lettera alla madre sulla felicità”, di una delicatezza incredibile.

La cosa che mi piace di più del mio lavoro come Front Office è la possibilità di trasformare una peculiarità del mio carattere in una vera e propria abilità. Qui, la parte più preponderante della mia personalità, quella che porta allegria ovunque, funziona perfettamente. Io e il mio team siamo il primo contatto per il cliente, risolviamo i problemi relativi all’informatica e agli applicativi.

Credo che il mio miglior pregio sia riuscire ad entrare facilmente in sintonia con tutti, amo fare domande, approfondire, non sono la classica operatrice sbrigativa. La mia parte preferita dello stare a contatto con i clienti è il rapporto di fiducia che dopo un po’ viene ad instaurarsi: quando ritrovo al telefono persone con cui ho già parlato è davvero, davvero molto bello. I miei colleghi dicono sempre che la mia simpatia supera ogni altra cosa, spero davvero sia un pensiero condiviso anche dai nostri clienti.

E pensare che sono andata a fare il colloquio senza sapere di cosa si trattasse… ora mi ritrovo con una seconda famiglia. Per me infatti, non si parla più solo di #SMIpeople, ma di #SMIfamily!

MIRELLA VENDETTI

“Tempo” è la parola-guida di SMI per luglio

Nulla mi fa pensare al tempo quanto guardare un cielo stellato: rendermi conto che la luce che vedo arrivare dalle stelle ha iniziato il suo viaggio milioni o miliardi di anni fa, e che forse quelle stesse stelle che sto osservando potrebbero in realtà non esistere più, mi fa sentire piccola in un universo immenso. Mi dà la consapevolezza del fatto che il tempo della nostra vita è, in realtà, solo un attimo per l’universo.

Ma in fondo il tempo è fatto di attimi e sta a noi renderli significativi. Forse è proprio questo che differenzia noi esseri umani dalle altre specie: il non volerci arrendere passivamente allo scorrere del tempo, il voler dare a tutti i costi un significato al nostro rapido passaggio, sforzandoci a volte di andare contro le stesse leggi della Natura.

Nel mio lavoro in SMI, così come nella mia vita, ho a che fare con il tempo tutti i giorni, tra attività da programmare e scadenze da rispettare. Ho sempre avuto una tendenza naturale alla pianificazione, sia nelle piccole sia nelle grandi cose, anche se gli anni e le esperienze mi hanno insegnato che non è possibile pretendere di poter pianificare tutto: a volte un evento inaspettato, una decisione affrettata, un errore di valutazione possono improvvisamente far saltare tutti i piani e devi ricominciare il tuo progetto da capo, andando in una direzione precedentemente non prevista o non voluta. Ma devi comunque essere in grado di ripianificare nelle nuove condizioni. E devi in ogni istante dare e ottenere il meglio, perché quell’istante è unico e irripetibile.

Mi è capitato di leggere recentemente che la differenza tra non avere tempo per qualcosa e averlo si chiama interesse: ecco, uno dei motivi per cui ho sempre cercato di ottimizzare e pianificare il mio tempo è quello di riuscire a ritagliarmi anche dei momenti da dedicare ai miei interessi e alle mie passioni, cercando di coltivarne moltissime, forse perché inconsciamente mi sembra in questo modo di dilatare anche il tempo stesso, o per lo meno di sfruttarlo al massimo. E quando sono arrivata in SMI la prima cosa che mi ha colpito, e che continua a colpirmi tutti i giorni, è proprio il costante impegno nello scoprire e valorizzare le attitudini e le passioni di ognuno e nel cercare di creare condizioni e momenti che consentano a noi SMIERS di esprimere quello che abbiamo dentro e di condividerlo con i nostri colleghi. In questo modo ci sentiamo tutti insieme parte di un avvincente ed emozionante viaggio nel tempo, con l’obiettivo e l’impegno comune di costruire un futuro migliore.

Antonella Ciangherotti

La realtà aumentata nello store e oltre

Le applicazioni di realtà aumentata interessano sempre di più gli store, non solo per fornire una esperienza immersiva sui prodotti e attirare nuovi clienti ma anche per ottimizzare gli spazi del negozio, gestire il magazzino e rendere disponibili, almeno virtualmente, un’infinità di articoli.

Possiamo definire la realtà aumentata (abbreviato AR, Augmented Reality) come l’integrazione di informazioni digitali con l’ambiente dell’utente in tempo reale.

Mentre la realtà virtuale crea un ambiente totalmente artificiale, l’AR utilizza l’ambiente esistente per sovrapporvi nuove informazioni.

Quando si parla di realtà aumentata negli store, una delle cose che possono venirci in mente è lo specchio magico (magic mirror), uno strumento già sperimentato con successo nel settore dell’abbigliamento, e che ha suscitato grande curiosità in occasione dell’inaugurazione di alcuni retail. All’apparenza può trattarsi di un normale specchio, dove però possiamo ammirare la nostra immagine riflessa mentre indossa la versione virtuale di un capo che vorremmo acquistare.

Analogamente, un cliente che scarica l’app AR dello store potrebbe inquadrare con lo smartphone i suoi piedi e calzare virtualmente un modello di sneaker che deve ancora arrivare in negozio, per poi decidere di prenotarlo.

Grazie alle applicazioni in AR, i consumatori potrebbero, per esempio, inquadrare il prodotto in un supermercato e ottenere in sovrimpressione informazioni nutrizionali più approfondite, leggere opinioni, recensioni ma anche divertirsi con animazioni pubblicitarie che nascono dal packaging.

Ma come la realtà aumentata potrà estendere la nostra esperienza oltre il contesto di uno store? Che sia attraverso uno smartphone, un tablet o un magic mirror, una delle grandi sfide che l’AR affronterà nel corso dei prossimi anni sarà sicuramente quella di ampliare la conoscenza e i modi con cui ne potremo accedere.

L’estensione del reale attraverso il digitale aprirà nuove strade alla trasformazione culturale che coinvolgerà sia il mondo dell’intrattenimento che quello professionale, ma nel contempo potrà fornire un valido contributo anche nel contesto sociale, se pensiamo all’accessibilità delle informazioni come capacità di ottenerle anche da parte di persone con particolari difficoltà. E mai come in questi ultimi anni il mondo della sanità ha conosciuto un’evoluzione così grande in fatto di strumenti digitali.

La visione di un progresso tecnologico che possa davvero contribuire al progresso sociale, passa attraverso un’idea più umana del futuro digitale che senz’altro coinvolgerà in modo sempre più determinante sia la Realtà aumentata che le altre tecnologie immersive come la realtà virtuale. 

#smipeople_Rocco Grattà

Sarà capitato a tutti una volta nella vita di provare quella sensazione di stagnazione professionale, di assenza di stimoli. È proprio quell’impressione che mi ha portato in SMI.

Mi chiamo Rocco Grattà e ricopro il ruolo di IT Specialist. Dopo anni in cui non vedevo prospettive di crescita professionale per me, ho iniziato a cercare nuovi stimoli e nuove opportunità. Così ho fatto un colloquio in SMI e ho capito che qui l’aria che si respira è diversa fin dal primo momento in cui ho messo piede in azienda. Un’aria che sapeva di “nuovo” e di crescita. Sia chiaro, i tanti lavori fatti prima di entrare in SMI mi hanno fatto crescere, ma non ero completamente soddisfatto.

La prima persona che ho incontrato in SMI è Cesare Pizzuto. È stato lui direttamente a parlarmi dell’azienda e del sogno che c’era dietro. All’epoca eravamo meno dipendenti, ma le idee erano già chiarissime: creare una società che, crescendo, potesse garantire un futuro alle persone che vi lavorano. Avevo trovato un’azienda il cui CEO mi stava dicendo quanto fosse importante il valore aggiunto di ogni dipendente. Questo mi ha convito e mi ha dato la forza di superare l’ostacolo più grande: dover lasciare la mia terra, la Calabria, e i miei affetti più cari.  

Oggi sono felice di dire che del mio lavoro mi piace il poter affrontare ogni giorno nuove sfide lavorative, che stuzzicano la mia curiosità e la mia fame di conoscenza. Mi è anche da stimolo il confrontarmi con persone nuove che, come me, hanno la passione per la tecnologia e l’informatica. Ecco, le persone. È proprio come mi ha detto Cesare la prima volta: sono loro che fanno la differenza qui, perché ciascuno di noi si sente parte integrante di un tutto ed è spinto a mettere la propria personalità e le proprie passioni in quello che fa.

Se dovessi convincere qualcuno a venire a lavorare in SMI gli direi proprio che questa azienda è fatta di persone e non di matricole. E dirò di più: sarei disposto a “combattere” pur di non perdere il rapporto profondo che si è creato con alcuni dei miei colleghi Smier, dopo un viaggio premio in Olanda che l’azienda ci ha regalato a gennaio 2020, poco prima del lockdown.

E adesso? Mi vedo ancora in corsa verso una crescita professionale continua, che spero possa continuare a essere un valore aggiunto alla realizzazione del sogno di SMI. E sono sicuro che l’approccio rivoluzionario e innovativo di questa impresa nel mondo dell’IT le consentirà di primeggiare nel settore. 

ROCCO GRATTA’

“Sogno” è la parola-guida di SMI per giugno

«L’uomo non può mai smettere di sognare. Il sogno è il nutrimento dell’anima, come il cibo è quello del corpo. Molte volte, nel corso dell’esistenza, vediamo che i nostri sogni svaniscono e che i nostri desideri vengono frustrati, tuttavia è necessario continuare a sognare, altrimenti la nostra anima muore». È una frase dello scrittore Paolo Coelho che mi sta molto a cuore, perché descrive alla perfezione come io intendo la parola sogno.

Io credo che i sogni siano il carburante della vita, perché se non si sogna si sopravvive soltanto e non si vive davvero. Ma il sogno non dev’essere un obiettivo finale da raggiungere, qualcosa di tanto grande e lontano da essere irrealizzabile e rimane dentro il proverbiale cassetto. È piuttosto un punto di partenza continua, lo stimolo che ti fa viaggiare da un sogno all’altro.

Per me un sogno si esaudisce ogni volta che riesci a realizzare qualcosa di concreto. È riuscire a fare qualcosa che non sai fare, portare a termine qualcosa che non credevi possibile o che inizialmente non ti sentivi in grado di fare. Ecco, sognare ha a che fare profondamente con il crescere, il sentirsi realizzati, l’avercela fatta.

Questa non è solo la mia personale interpretazione della parola sogno, ma è anche l’idea portante di SMI. Cesare Pizzuto è un bravo maestro in fatto di sogni e in ogni riunione aziendale invita a sognare assieme: SMI diventa allora una specie di sogno collettivo di tutti gli Smiers, che contribuiscono alla crescita dell’azienda grazie alla crescita personale, prima ancora che professionale.

Poi, si può anche sognare di fare un viaggio negli Stati Uniti percorrendo in moto la Route 66 (lo confido, è il mio sogno del momento); però, aver esaudito il sogno di essere parte di un posto in cui ciascuno è importante, proprio per la persona che è e per i sogni che ha, beh è una sensazione che auguro a tutti di provare!

Ivan Siciliano